Percorso

Stomie e lavoro
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Ogni anno, in Italia, si evidenzia un incremento del numero dei portatori di stomia in età lavorativa; la principale causa di questo fenomeno è da ricercarsi nelle variazioni epidemiologiche delle patologie per le quali è necessario il confezionamento di una stomia, che colpiscono individui sempre più giovani.

 

Un esempio sono le patologie neoplastiche – sia rettali che vescicali – che, oltre a colpire individui più giovani, possono attualmente giovarsi di terapie adiuvanti sempre più efficaci elevando così il numero di individui che, dopo la malattia, possono riprendere la propria ttività lavorativa.

 

E’ ovvio che con l’aumento del numero dei portatori di stomia inseriti nel mondo del lavoro si rileva un costante aumento delle problematiche ad esso legate.

 

I problemi che legano stomia e lavoro sono molti, tra questi possiamo elencare:

 

lavori cosiddeti “pesanti” non possono essere eseguiti da portatori di stomia;

 

i portatori di stomia necessitano della possibilità del cambio dell’ausilio durante l’orario di lavoro;

 

i servizi igienici sul posto di lavoro sono spesso inadeguati alle necessità del portatore di stomia.

 

L’inserimento al lavoro di persone portatrici di stomia è regolamentato da una legislatura molteplice.

 

Ogni disabile, per ragioni facilmente intuibili, deve necessariamente svolgere una mansione consona alla propria patologia o disabilità accertata da un collegio medico che valuta la necessità di mutamenti di mansioni relativi a inidoneità fisica (DPR 270/87 – DPR394/90 -Legge 274/91).

 

Il D.L. 91/2000 sancisce le nuove norme ed il funzionamento del fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili. L’accertamento delle condizioni che danno diritto ad accedere al sistema per l’inserimento lavorativo dei disabili (invalidi civili) è effettuato dalle Commissioni delle A.S.L. per il riconoscimento dell’handicap (art. 4, Legge 104/92). Il D.L. 91/2000 regolamenta i criteri e le modalità con cui le Regioni attingono risorse dal fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili, a partire dal 2001.

 

In particolare sancisce che:

 

l’invalidità superiore al 45% consente l’iscrizione in specifico elenco provinciale o locale;

 

l’invalidità compresa tra il 67% ed il 79% consente una fiscalizzazione del 50% per cinque anni;

 

l’invalidità superiore al 79% consente una fiscalizzazione totale per otto anni;

 

una riduzione della capacità lavorativa del 50% consente un rimborso INPS forfettario, utilizzabile per gli adeguamenti strutturali;

 

gli invalidi al 100% possono lavorare con le capacità residue.

 

In base all’art. 4, comma 6 della Legge 104/92, i portatori di handicap, e quindi anche i portatori di stomia, possono usufruire di due ore di permesso giornaliero retribuito ovvero a tre giorni di permesso mensile, fruibili anche in maniera continuativa. Inoltre, la persona portatrice di handicap ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso.

 

Un ultimo punto fondamentale riguarda l’igiene del posto di lavoro; in base al D.L. 626/94, il datore di lavoro, in presenza di portatori di handicap, deve adeguare le strutture onde abbattere eventuali barriere architettoniche presenti e dotare i luoghi di lavoro di misure idonee tali da consentire l’utilizzazione dei servizi sanitari e di igiene personale da parte dei lavoratori portatori di handicap. Il datore di lavoro che non ottempera agli obblighi di legge è perseguibile penalmente.

 

Questa sintetica disamina esprime quanto i legislatori abbiano recepito delle problematiche dei portatori di hamdicap, e quindi indica la loro sensibilità in materia. Purtroppo ciò che i legislatori non hanno correttamente regolamentato è sia l’applicabilità delle norme sia la possibilità di reazione di nuove regole che soppiantano quelle appena citate.

 

Ne deriva che ancor oggi un notevole numero di portatori di stomia ha difficoltà di gestione degli ausili sul posto di lavoro e molti preferiscono tacere la loro condizione per evitare fenomeni di discriminazione.

 

Situazione in Piemonte

Vediamo ora un’analisi di dati che riguardano i portatori di stomia in Piemonte.

 

Un censimento eseguito alcuni anni fa (2001), con la collaborazione dell’assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, rivelava che il numero di stomizzati era circa 6000, pari allo 0,1% della popolazione, distribuito omogeneamente in 22 ASL.

 

All’inizio del 2005 è stato condotto uno studio su un campione di 1109 stomizzati con età media di 66,6 anni (range 23-95), con una distribuzione tra sessi pari a M/F=59,5/40,5%.

 

La distribuzione delle stomie nelle fasce d’età è riportata nella fig.1, mentre il tipo di stomia è rappresentato dalla fig.2.

 

 

fig 1

 

 

 

 

fig 2

 

Passiamo ora ad esaminare i soggetti portatori di stomia che svolgono un’attività lavorativa; in base alle fasce d’età si sileva che tutti i soggetti da 23 a 29 anni lavorano, mentre quelli con età compresa fra 30 e 39 anni lavorano nel 78,5%, quelli con età 40-49 anni lavorano nel 90,5%, scendendo al 79,5% di lavoratori nella fascia tra i 50 e i 59 anni, al 12,8% nella sesta decade, al 2,8% nella settima e all’1,7% nell’ottava (vedi fig. 3).

 

 

fig 3

 

Un’ulteriore analisi tra i portatori di stomia in età lavorativa (inferiore ai 60 anni nelle donne e inferiore ai 65 anni negli uomini) dimostra che solo il 73,5% delle donne lavora, mentre gli uomini svolgono un’attività nel 96,4% (vedi fig. 4).

 

 

fig 4

 

 

 

Un dato rilevante è che non vi sono differenze significative tra coloro che svolgono o meno l’attività lavorativa in rapporto al tipo di stomia (vedi fig. 5).

 

 

fig 5

 

Consideriamo, ora il tasso di occupazione fra la popolazione del Piemonte e la popolazione dei portatori di stomia esaminati. L’analisi evidenzia che non ci sono differenze significative fra le due popolazioni (anzi esiste un lieve incremento del tassi fra le donne stomizzate, segno che le patologie che conducono ad un confezionamento della stomia colpiscono di più le lavoratrici le quali, dopo l’intervento, riprendono la loro attività) Fig. 6.

 

 

 

Stomizzati Maschi 60,43% Popolazione Maschi 73,2%

Femmine 60,42% Femmine 53,7%

Totale 60,41% Totale 63,6%

 

fig 6

 
 

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Pagina creata il 01/12/2008
Ultima revisione 01/10/2011

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