Percorso

Studio olistico coloproctologia
     
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Perché uno studio olistico?

 

Perché talvolta certi problemi di salute impongono un intervento complesso, che consideri il soggetto nella sua unione di mente e corpo.

 

Il termine "olistico" è di uso frequente ed ha un significato piuttosto vago.

 

Deriva dal termine greco “olos”, cioè tutto. Nel nostro caso ci riferiamo soprattutto ad un approccio di tipo dinamico che vede l’individuo nella sua interezza, fatta di mente e corpo inserito in un ambiente, orientato alla continua ricerca della miglior condizione d’equilibrio possibile. Si supera quindi la tradizionale visione semplicistica che vede la persona come la somma di parti, fisiche o psichiche, più o meno sane/malate.Un’idea appartenente alla tradizione meccanicistica (modello della macchina applicato alle funzioni umane) che nell’analisi delle patologie, individua sempre un agente eziologico (causa) come fonte diretta secondo un modello lineare. Non pensiamo che tale modello sia di per sé sbagliato, riteniamo tuttavia che in alcuni casiesso sia insufficiente, come ad esempio in alcunepatologie quali quelle intestinali, dove le problematiche di salute appaiono difficilmente risolvibili in quanto complesse e multifattoriali (più cause). Riteniamo che una visione di tipo “ecologico”, possa permettere di prendere in considerazione l’individuo tenendo conto di alcuni fattori spesso coinvolti nel determinare il nostro benessere quali quelli psicosociali e del loro legame con quelli biologici-somatici, delle loro elaborate interrelazioni e le relative ricadute sulla salute, giustificando le variabilità individuali in omaggio dunque ad un modello di tipo circolare e non causa effetto.

 

La malattia rappresenta dunque l’alterazione di una condizione d’equilibrio la cui soluzione, soprattutto nel caso di patologie complesse, non dovrebbe essere limitata solo all’ intervento diagnostico e terapeutico finalizzato a riparare l'organo che sintomatologicamente appare affetto dalla malattia. Tale approccio, può essere riduttivo,i risultati rischiano di essere parziali in quanto reprimono sintomi i quali, in realtà rappresentano un segnale da ascoltare: il grido d’allarme di una persona che in questo caso, si manifesta attraverso il soma.

 

Tralasciare tale messaggio oppure curare il paziente semplicemente eliminando i sintomi e non le cause che inducono la sofferenza di un organo è come limitarsi a staccare la sirena fastidiosa di un antifurto, senza andare a controllare cosa sta succedendo, non volendo essere interrotti nelle proprie occupazioni abituali.

 

 

 

La psicosomatica

 

La psicosomaticasi occupa dell’influenza dei processi psicosociali sull’organismo.

Oggi nel caso di disturbi complessi, dove cioè non sia evidente il legame direttofra le cause di una patologia ed i relativi effetti, si tende a riconoscere l’importanza delle condizioni psicosociali - ambientali sull’equilibrio dinamico fra mente e corpo.

 

Recenti acquisizioni delle neuroscenze, tendono a confermare che stress, vissuti, emozioni non siano limitati alla “mente” ma abbiano una loro precisa ricaduta sulla biologia dell’organismo anche nei termini di produzione di mediatori chimici, di immunodepressione, alterazioni cicli ormonali, con possibili ricadute sulla salute in particolare sul sistema digestivoma determinando anche cefalee, dolori vari, psoriasi, patologie del sistema cardio vascolare.

 

Se queste patologie sono sovente multideterminate, sarebbe tuttavia riduttivoaffermare che esse siano causate esclusivamente da problemi psicosociali: si rischierebbe di scivolare da un riduzionismo all’altro: biologico prima, psicologico dopo.

 

Rimane una conclusione valida: il nostro sistema biologico è spesso espressione della nostra condizione psicologica e pertanto l’intervento volto a migliorare la salute psicologica può avere effetti positivi su disturbi organici.

 

Da qui l’importanza di un lavoro in tandem fra Medico e Psicologo, esperti ognuno in campi diversi e tuttavia strettamente legati nell’ottica di interventi a favore di pazienti visti nella loro globalità e non scissifra aspetti fisici e mentali.

 

 

 

Cosa sono i Disturbi Digestivi Funzionali?

 

Si parla di disturbi funzionali quando, rispetto alle attuali conoscenze, non si trovano riscontri anatomici o biochimici capaci di spiegare adeguatamente la sofferenza del paziente e i riscontri degli interventi terapeutici, risultano deludenti.

 

Fra i più importanti disturbi digestivi funzionali, si segnalano le I.B.S. e D.F. Si tratta di due sindromi molto frequenti nella popolazione. Esse sono unite da aspetti fisiopatologici comuni e dalla frequente associazione nello stesso paziente che presenta in modo sincronico o diacronico sia sintomi dell’uno e/o dell’altra sindrome. Si tende tuttavia a distinguere le due forme a secondo che i sintomi siano riferibili prevalentemente all’addome superiore (D.F.) o inferiore (I.B.S.)

 

La Sindrome del colon irritabile (IBS), caratterizzata da dolore addominalefrequentemente associato a eccesso di gas, distensione addominale e alteratazione del funzionamento intestinale (stipsi-diarrea). Inoltre il 50% dei casi riferisce nausea. E' stato stimato che frail 10 e il 19 % degli adulti occidentali, presentino sintomi compatibili con una diagnosi di IBS, che si manifesta più comunemente nelle donne rispetto agli uomini (24% vs 11%).La maggior parte di coloro che soffrono di Colon Irritabile accusa un notevole aumento della propria sintomatologia durante gli eventi stressanti. In ogni caso riteniamo che lo stress possa aggravare i sintomi, non causarli. Possibile sovrapposizione con altre sindromi somatiche funzionali come la sindrome da fatica cronica, mal di testa-schiena, disturbi del sonno, dolori muscolari, prurito, vertigini, rigidità, palpitazioni cardiache.

 

 

Anche la dispepsia funzionale (D.F.),difficoltà spesso cronica della funzione digestiva, colpisce almeno il 16% della popolazione adulta dei paesi occidentali, influenzando negativamente la qualità della vita di chi ne è colpito. (Talley et al., 1992). La caratteristica principale è il dolore nella parte superiore dell'addome, anche se le manifestazioni sintomatiche variano da individuo a individuo. In alcuni soggetti l’assunzione di cibo allevia questo dolore (dispepsia ulcer-like), in altri il cibo determina esacerbazione del dolore, nausea e gonfiore addominale (dismotilità). Possono presentarsi anche sintomi di rigurgito acido (dispepsia da reflusso). C'è una grande sovrapposizione tra queste condizioni ed altri disturbi funzionali intestinali: molti pazienti con IBS presentano ad es. anche la dispepsia funzionale e viceversa

 

 

 

Le emozioni si legano ai disturbi gastroenterici?

 

Sicuramente condizioni psicosociali provocanti stress e le relative reazioni emotive possono avere un ruolo importante sul decorso di questi disturbi, tuttavia, per quanto sopra affermato (vedi psicosomatica), non è possibile affermare la presenza di una relazione causale diretta tra essi. E’ però sicuramente possibile affermare che la modificazione dei fattori sopra menzionati ha effetti positivi sulla qualità della vita dell’individuo, sulla manifestazione dei sintomi, mentre l’esposizione a situazioni stressanti, in assenza di adeguate risorse psicofisiche può aggravare i sintomi.

 

 

 

Come si interviene in questi casi?

 

L’equipe del servizio è di norma composta dal Medico specialista in coloproctologia e dallo Psicoterapeuta che saranno il riferimento in tutte le fasi di analisi dei bisogni, diagnosi e terapia integrata. Il lavoro vedrà un’alternanza di incontri congiunti e/o separati con gli specialisti che opereranno tuttavia sulla base di valutazioni condivise, secondo una visione globale del paziente, allo scopo di realizzare nell’intervento terapeutico, quella sintesi fra aspetti fisici e psicologici che rappresentano la caratteristica del nostro operare.

 

Il primo colloquio si pone alcuni obiettivi: la reciproca conoscenza, l’analisi delle problematiche che il paziente presenta e la proposta di intervento diagnostico.

 

In particolare, nella gran parte dei casi durante il primo colloquio si raccolgono elementi anamnestici (disturbi somatici, altri aspetti relativi alla qualità di vita). Si condivide inoltre l’evoluzione dei disturbi somatici e le relative terapie, si effettua la visita medica, se necessario si propongono ulteriori indagini diagnostiche, quindi si procede ad una fase ulteriore dove attraverso un primo breve colloquio con lo psicoterapeuta, si iniziano a condividere aspetti relativi allo stile di vita del paziente. A questo incontro ne seguiranno altri due con lo psicoterapeuta nel corso del quale si realizzerà un’ulteriore indagine, tesa a valutare le condizioni psicosociali dell’individuo, l’eventuale presenza di problematichee risorse, anche utilizzando questionari per poi giungere all’ultimo incontro, il quarto, nel corso del quale gli specialisti restituiranno le risultanze ottenute, proponendo l’intervento terapeutico ritenuto migliore per la soluzione dei problemi del paziente.

 

 

 

Quali gli interventi terapeutici?

 

Terapia farmacologica

 

Terapia fisica (Fisioterapia del pavimento pelvico)

 

Terapia chirurgica

 

Counselling

 

Sostegno

 

Psicoterapia breve focale

 

Psicoterapia psicodinamica

 

Tecniche di rilassamento

 
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Pagina creata il 01/12/2008
Ultima revisione 01/10/2011

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